L’ amante giapponese

imageDopo la parentesi dedicata al thriller e ai libri per ragazzi, Isabel Allende torna in libreria con L’amante giapponese, un romanzo dalla scrittura lieve, ma penetrante, con piani di lettura diversi. Al centro una travolgente storia d’amore, ma anche tanti altri temi importanti, come la sopravvivenza, la famiglia, la ricerca di un approdo quando la vita volge al termine.
La vicenda si svolge tra la Polonia dalla seconda guerra mondiale e la San Francisco di oggi. Nel 1939, per evitare che la figlia Alma conosca la crudeltà del nazismo, i genitori la spediscono dall’Europa a San Francisco, a casa degli zii. Qui Alma incontra Ichimei Fukuda, il figlio tranquillo e gentile del giardiniere giapponese della famiglia. La loro storia sarà una passione travolgente, interrotta dall’attacco giapponese a Pearl Harbor, quando Ichimei, come migliaia di altri americani di origine giapponese, verrà dichiarato nemico e forzatamente trasferito in un campo di internamento gestito dal governo degli Stati Uniti. Nel corso della loro vita, Alma e Ichimei si vedranno ancora, ma il loro amore sarà sempre tenuto segreto.

La Passione Ribelle

Oggi non si studia più. E da predestinati alla sconfitta. Lo studio evoca Leopardi che indexmastroperde la giovinezza, si rovina la salute e rimane solo come un cane. E Pinocchio che vende i libri per andare a vedere le marionette. E la scuola, l’adolescenza coi brufoli, la fatica, la noia, il dovere. E un’ombra che oscura il mondo, è una crepa sul muro: incrina e abbuia la nostra gaudente e affollata voglia di vivere nel presente. Lo studio è sparito dalle nostre vite. E con lui è sparito il piacere per le cose che si fanno senza pensare a cosa servono. La cosa più incredibile è che non importa a nessuno.

Niccolo’ Ammaniti

ANNAIn una Sicilia diventata un’immensa rovina, una tredicenne cocciuta e coraggiosa parte alla ricerca del fratellino rapito. Fra campi arsi e boschi misteriosi, ruderi di centri commerciali e città abbandonate, fra i grandi spazi deserti di un’isola riconquistata dalla natura e selvagge comunità di sopravvissuti, Anna ha come guida il quaderno che le ha lasciato la mamma con le istruzioni per farcela. E giorno dopo giorno scopre che le regole del passato non valgono più, dovrà inventarne di nuove. Con “Anna” Niccolò Ammaniti ha scritto il suo romanzo più struggente. Una luce che si accende nel buio e allarga il suo raggio per rivelare le incertezze, gli slanci del cuore e la potenza incontrollabile della vita. Perché, come scopre Anna, la “vita non ci appartiene, ci attraversa

Tutto quello che siamo

boscoChiunque vi dica che avere diciannove anni sia una cosa fantastica è un imbecille. E lo dice perché non si ricorda com’era avere quell’età. Non si ricorda come ci si sente a essere costantemente arrabbiati, confusi e diversi. Sbagliati, sfigati, soli e sempre con qualcosa in meno rispetto agli altri. No, non se lo ricorda perché dopo va anche peggio. Dopo ci sono gli impegni, le responsabilità, il lavoro, la casa, la famiglia, persone di cui occuparsi… Il tanto desiderato pacchetto completo del “diventare adulti”. Peccato che io una parte del pacchetto l’avessi già ricevuta prima del tempo. E senza nemmeno chiederla. Alcuni di noi giungono a questo mondo a bordo di carrozze dorate trainate da cavalli bianchi, atterrando delicatamente su una morbida coperta di cashmere, e il loro cammino sarà per sempre disseminato di profumati petali di rosa, altri invece ci arrivano trascinati da una mareggiata, sbattuti dalle onde contro gli scogli, e raggiungono la riva boccheggiando, coi capelli pieni di alghe e sabbia. Devo specificare di quale gruppo facessi parte?